Onda su onda, le alterne vicende di Colombo in musica
Abstract
Colombo e la Musica: Un Rapporto da Esplorare
Mentre rimane ancora da indagare il rapporto di Cristoforo Colombo con la musica del suo tempo, data la scarsità di fonti e, obiettivamente, il diverso campo degli interessi colombiani, il navigatore genovese si presta ad essere un interessante veicolo di ricerca attraverso i secoli, anche in prospettiva musicale.
Colombo: Porta tra Passato e Futuro, Mito e Realtà
È forse un destino di Colombo di essere “porta” fra elementi diversi, fra passato e futuro (e in questo si trova in perfetto accordo con il nome e il carattere della sua città d’origine): l’apertura verso il viaggio di scoperta, il coraggio di nuove tecniche, di nuovi incontri, di nuovi rapporti col potere. La sua cocciutaggine lo porta a firmare un’impresa immensa, ma poi lo scopriamo uomo di potere dalle sfumature sinistre; da secoli oscilliamo tra il celebrare in lui una gloria italiana e il doverlo difendere da basse accuse, con sfumature di sterminio e di schiavismo. Se consideriamo la sua figura ammettendo questo andamento ondeggiante (che ben si addice a un uomo di mare) e lo studiamo come portatore di una storia concreta, ma anche di un significato più simbolico, ecco che Colombo diventa una chiave per aprire molte porte. L’uomo e il personaggio appaiono alternativamente: possiamo analizzare le sue imprese di conquista, ma possiamo anche immaginare la prospettiva emozionale di queste imprese, soffermandoci sul coraggio, sulla solitudine, su quel guscio di noce a metà dell’Atlantico che potrebbe essere anche la nave dell’Ulisse dantesco. Un mito reso realtà, forse, o un uomo reale capace di imprese che hanno il sapore del mito.
Interessi Politici e Artistici: Tra Celebrazioni Solenni e Critiche Intime
Su questi diversi fronti, Colombo e le sue gesta risvegliano interessi politici ed artistici di vario sapore: spesso la musica è chiamata ad amplificare la linea dominante, in spettacoli solenni e monumentali, ma assistiamo anche a scelte più intime, o più apertamente critiche.
Opere Settecentesche e Ottocentesche: La Conquista Americana in Musica
Composizioni del Novecento: Da Milhaud a Gamberini
Le composizioni dedicate al navigatore genovese proseguono poi nel Novecento con il Christophe Colomb di Darius Milhaud su testo di Paul Claudel (1928), fino alla cantata Cristoforo Colombo di Leopoldo Gamberini (1988), musicologo genovese che ha dedicato anche studi particolari alla musica del periodo colombiano.
Il "Colombo da Salotto": Intimità e Spoliazione della Retorica
A fianco di composizioni serie e di opere grandiose, si apre un panorama di opere minori particolarmente variopinto e interessante: è il Colombo da salotto, da camera, da banda, da ballo. A volte i temi delle opere vengono ripresi in composizioni salottiere, a volte inni solenni si adattano a formazioni domestiche come chitarra e mandolino, oppure a marce di sapore bandistico. È un panorama che mette allegria e a volte sembra stravagante, ma ha la sua importanza: è attraverso queste composizioni che la figura del navigatore subisce una lettura più articolata e più intima, viene per così dire assaporata in modo più profondo. Il risultato è quello di farci sentire Colombo più vicino e più vivo, di spogliarlo della retorica.
Il Colombo Contemporaneo. Sovrapposizioni Temporali e Riflessioni Critiche
Attraverso questo “gioco” arriviamo fino a oggi, quando la nostra musica, dal pop ai cantautori, dallo swing allo Zecchino d’Oro, ci porta nuove riflessioni e ci fa sentire Colombo più che mai come chiave per le nostre riflessioni. Anche il tempo si sovrappone: l’America scoperta a fine Quattrocento quasi sempre è imparentata con l’America di oggi; l’impresa colombiana assume, oltre ai significati originari, anche quelli del nostro pensiero recente, mescolando in piena libertà le caravelle agli aerei e Isabella con Merilyn Monroe. I sentimenti attuali verso la “scoperta” sono spesso assai critici, a causa della politica espansionistica e crudele che essa sottintende, e questo può essere detto in musica. Ma nei brani migliori prevale un ritratto di Colombo che descrive un panorama emozionale fatto di solitudine, desiderio di partire, illusione e disillusione... Sembra che del personaggio eroico interessino più i “vuoti” che i “pieni”, offrendo all’ascoltatore uno spazio per sedersi vicino a Cristoforo e valutarne meglio lo spessore umano. Vediamo alcuni esempi di matrice italiana (ma c’è ancora molto da indagare nel resto del mondo...), a partire da Francesco Guccini, che sottolinea stanchezza e delusione:
Francesco Guccini: Cristoforo Colombo (Ritratti - 2004)
È gia stanco di vagabondare sotto un cielo sfibrato
Per quel regno affacciato sul mare che dai Mori è insidiato
E di terra ne ha avuta abbastanza, non di vele e di prua
Perché ha trovato una strada di stelle nel cielo dell'anima sua
Se lo sente, non può più fallire, scoprirà un nuovo mondo
Ma come lui è una donna convinta che il mondo non pùo finir lì
Ha la mente già tesa all'impresa sull'oceano profondo
Caravelle e una ciurma ha concesso, per quel viaggio tremendo
Per cercare di un mondo lontano ed incerto che non sa se ci sia
Ma è già l'alba e sul molo l'abbraccia una raffica di nostalgia
E naviga, naviga via
Verso un mondo impensabile ancora da ogni teoria
Naviga, naviga via
Nel suo cuore la Niña, la Pinta e la Santa Maria
(...)
Naviga, naviga ma
Quell'oceano è di sogni e di sabbia
Poi si alza un sipario di nebbia
E come un circo illusorio s'illumina l'America
Dove il sogno dell'oro ha creato mendicanti di un senso
Che galleggiano vacui nel vuoto affamati d'immenso
Là babeliche torri in cristallo già più alte del cielo
Fan subire al tuo cuore uno stallo come a un Icaro in volo
Dove da una prigione a una luna d'amianto "l'uomo morto cammina"
Dove il Giorno del Ringraziamento, il tacchino in cucina
E mentre sciami assordanti d'aerei circondano di ragnatele
Quell'inutile America amara leva l'ancora e alza le vele
E naviga, naviga via
Più lontano possibile da quell'assordante bugia
Naviga, naviga via
Nel suo cuore la Niña, la Pinta e la Santa Maria.
Lucio Dalla non sfugge invece al fascino del marinaio e dell’ambiente del porto, che fa parte del suo stile di cantautore. Colombo sembra calato nell’atmosfera di 4 marzo 1943...
Lucio Dalla, Sulla rotta di Cristoforo Colombo (1972)
testo di Edoardo De Angelis
La mia casa era sul porto, i miei sogni in riva al mare
Diventavo marinaio, ero pronto per partire
Sulla rotta di Cristoforo Colombo io volevo andare via
Per scoprire un nuovo mondo ai confini del mio mare
E scordare casa mia...
(...)
Ogni giorno c'è chi parte verso isole lontane
Ma la gente qui nel porto è sempre uguale
Ogni sera guarda il mare e non ha niente da dire
A pensarci sembra quasi che lo voglia ringraziare...
Più complessa la lettura di Fabrizio De Andrè, che esprime con forza la propria contestazione verso
la “conquista”, ma riesce a mantenere viva una forma di affetto per il navigatore tradito, che ha
messo il suo ingegno nelle mani di un potere sbagliato.
Fabrizio De André, Rimini (1978)
Teresa ha gli occhi secchi... (...)
E Colombo la chiama
Dalla sua portantina
Lei gli toglie le manette ai polsi
Gli rimbocca le lenzuola
"Per un triste Re Cattolico - le dice
Ho inventato un regno
E lui lo ha macellato
Su di una croce di legno
E due errori ho commesso
Due errori di saggezza
Abortire l'America
E poi guardarla con dolcezza
Ma voi che siete uomini
Sotto il vento e le vele
Non regalate terre promesse
A chi non le mantiene.
Veniamo infine a due assaggi musicali particolarmente leggeri e gustosi. Il primo è affidato all’ironia di Fred Buscaglione, che esprime nel suo modo sempre gagliardo un’americanità piena disogni e di successi esagerati:
Fred Buscaglione, Voglio scoprir l’America (1957)
Voglio scoprir l'America
New York e il Dixieland
La gomma che si mastica
Al tempo di jazz band
Voglio scoprir l'America
Il gioco del baseball
I gangster che passeggiano
Col mitra ad arma col
Finalmente incontrerò Jesse il bandito
Pranzerò con Shan-Gai-Li
Con il capo dei sioux Toro Seduto
E col grande Buffalo Bill
Voglio scoprir l'America
Non ditemi di no
Tre caravalle datemi
E io ve la scoprirò (...)
Voglio scoprir l'America
La Marilyn Monroe
La donna supersonica che l'atomo spezzò
Vive laggiù in America la bella Marilyn
Che ancheggia assai più morbida
Di un ritmo medium swing
Ha più curve di una strada di montagna
Chi la vede può impazzir
(...)
Concludiamo questa breve galleria di ritratti colombiani in musica con una deliziosa canzoncina dello Zecchino d’Oro, quasi un affettuoso cartone animato con Colombo protagonista e tutta la truppa premiata con “quattro pesetas e un chilo di formaggio”:
La Nina, la Pinta e la Santa Maria
Un dì Isabella Regina di Castiglia
Donò a Colombo un piccolo naviglio
Tre Caravelle con scialuppe e l’equipaggio
Deciso a tutto anche a fare un arrembaggio.
Così Colombo ammiraglio genovese
Con tanta ciurma ma con poche spese
Partì per l’India con le vele al vento
Ma proprio il vento poi lo tradì.
(...)
Ed al ritorno, Isabella di Castiglia
Donò a Colombo un toro e una mantiglia
Al Capitano e anche a tutto l’equipaggio
Quattro pesetas e un chilo di formaggio.
Si fece festa per centoventi giorni
Non solo in Spagna ma anche nei dintorni
E questo grazie a Colombo viaggiatore
Che per errore l’America scoprì...
Conclusioni
Il fatto che su Cristoforo Colombo si possa ancora scherzare, e che la sua figura possa essere letta in molte chiavi, ce lo rende ancora vivo. Può essere eroe, simbolo, uomo di pensiero e sentimenti: si rigenera e si fa barca per traghettarci verso ragionamenti sempre nuovi, senza confini come l’oceano che ebbe il coraggio di sfidare.