"Reimagining Columbus". Arte pubblica, memoria condivisa e responsabilità civica tra Genova e Columbus, Ohio
Nel suo portfolio rientravano la creazione e il rafforzamento dei gemellaggi con le città statunitensi di Baltimora, MD e Columbus, OH che segue ancora oggi.
Nel 1993 è stata nominata Agente Consolare, in questo modo continuando la tradizione della rappresentanza consolare statunitense a Genova che data dal 1797.
A ottobre del 2018 è stata nominata Ambasciatore di Genova (AGW) nel Mondo dal Sindaco di Genova Marco Bucci ed è stata eletta nel Board della Rete AGW come Working Group Leader per l’area geografica delle Americhe.
Siede nel Board di numerose associazioni e centri di cultura tra cui MEI (Museo Nazionale dell'Emigrazione Italiana), CISEI (Centro Internazionale Studi sull’Emigrazione Italiana), Centro Studi Amadeo Peter Giannini, HelpCode Italia e il Centro Studi Colombiano.
Socia del Rotary Club Genova Est, è Presidente Onoraria dell’American International Women’s Club of Genoa – Onlus.
Abstract
Il presente contributo analizza il progetto Reimagining Columbus, avviato dalla città di Columbus, Ohio dopo la rimozione della statua di Cristoforo Colombo nel 2020, come caso emblematico di governance della memoria pubblica nel XXI secolo. Attraverso l’esame del processo deliberativo, del contesto storico e del legame istituzionale con Genova (gemellaggio del 1955), si propone una riflessione sulla trasformazione dell’arte pubblica da dispositivo celebrativo a spazio dialogico. Il caso viene interpretato non come atto di cancellazione, ma come esercizio di maturità democratica e revisione critica responsabile.
Introduzione: dalla rimozione al progetto
Nel giugno 2020, nel contesto delle proteste nazionali successive all’uccisione di George Floyd, la città di Columbus decise di rimuovere la statua di Cristoforo Colombo collocata davanti alla sede comunale. L’opera, realizzata dallo scultore Edoardo Alfieri (Foggia, 1913–Sanremo, 1998), e donata dal Comune di Genova nel 1955 in occasione del gemellaggio tra le due città, non fu distrutta né danneggiata: fu trasferita in deposito per ragioni di sicurezza e tutela.
La scelta di Columbus non si esaurì tuttavia nella rimozione. Nel 2022–2023 l’amministrazione cittadina avviò un processo strutturato denominato Reimagining Columbus, sostenuto da un piano di investimento pubblico e privato pari a circa 3,5 milioni di dollari, destinato a ripensare l’arte pubblica e gli spazi commemorativi della città.
Il progetto non nacque come gesto iconoclasta, bensì come risposta istituzionale a una crisi simbolica. La domanda di fondo non era se distruggere o restaurare un monumento, ma come ripensare le modalità con cui una comunità plurale rappresenta il proprio passato nello spazio pubblico.
Arte pubblica nel XXI secolo: dal monumento alla relazione
La modernità ha concepito il monumento come forma di affermazione simbolica stabile, univoca, celebrativa che presupponeva un consenso relativamente omogeneo intorno alla figura rappresentata. Nelle società contemporanee, invece, la memoria pubblica è attraversata da pluralità di identità, sensibilità e prospettive storiografiche.
Il progetto Reimagining Columbus si colloca precisamente in questo passaggio paradigmatico: dall’idea di monumento come affermazione univoca di valori condivisi, all’idea di spazio commemorativo come luogo di dialogo e stratificazione.
Non si tratta di negare il passato, ma di contestualizzarlo.
Non di sostituire una narrazione con un’altra, ma di renderle visibili entrambe.
In questo senso, l’arte pubblica del XXI secolo non può limitarsi alla celebrazione; deve assumere una funzione pedagogica, relazionale e interpretativa.
"Reimagining Columbus" come caso emblematico di maturità democratica
Dopo la rimozione del 2020, la città di Columbus non adottò una soluzione immediata. Al contrario, istituì un processo consultivo ampio, con la creazione di un comitato incaricato di raccogliere opinioni, promuovere ascolto civico e proporre linee guida per la ridefinizione degli spazi commemorativi.
Il progetto si articola in tre assi principali:
– ripensamento dell’arte pubblica attraverso nuove commissioni e installazioni;
– coinvolgimento delle comunità locali, incluse quelle indigene e italo-americane;
– contestualizzazione storica dei monumenti esistenti.
L’elemento più significativo non è la destinazione finale della statua, ancora oggetto di discussione pubblica, ma il metodo adottato: non una decisione calata dall’alto, bensì un percorso partecipativo sostenuto da risorse pubbliche e fondato su consultazione e trasparenza.
In un contesto nazionale fortemente polarizzato, Columbus ha scelto la via del tempo, della deliberazione e dell’ascolto. Questo configura un esempio di maturità democratica nella gestione della memoria conflittuale. La memoria non viene sottratta al conflitto o al confronto, ma governata attraverso strumenti partecipativi.
Il progetto non si propone di riscrivere la storia, ma di ampliarne l’orizzonte interpretativo. La statua non è stata distrutta; è stata conservata. Il gemellaggio con Genova, avviato il 12 ottobre 1955, non è stato revocato; è stato riaffermato, anche recentemente con la visita di una delegazione della Città di Columbus in occasione del 70esimo anniversario del protocollo d’intesa.
Gemellaggio, arte, memoria, responsabilità e diplomazia culturale
Il legame tra Genova e Columbus non si è esaurito con la donazione della statua nel 1955. Un ulteriore momento significativo è rappresentato dalla donazione, da parte dell’Archivio Alfieri-Maisano di Genova, di una collezione di 59 opere dello scultore Edoardo Alfieri alla Columbus Historical Society. La donazione, gestita da Silvana e Stefania Maisano dopo la morte dell’artista nel 1998, comprende 19 sculture e rilievi originali, 40 disegni e il bozzetto in gesso originale (maquette) della statua di Cristoforo Colombo dedicata nel 1955.
Questo passaggio assume un valore simbolico e istituzionale rilevante: non solo consolida il rapporto tra le due città, ma trasforma la statua da semplice oggetto monumentale a nodo di un più ampio archivio artistico e documentario. La presenza della maquette originale consente di ricostruire il processo creativo dell’opera e di reinserirla in un contesto storico-artistico più ampio, sottraendola a una lettura esclusivamente politico-simbolica.
La donazione dell’Archivio Alfieri-Maisano mostra come la relazione tra Genova e Columbus non sia fondata esclusivamente su un simbolo monumentale, ma su una rete di scambi culturali, archivistici e museali. In questo senso, la statua di Colombo diventa parte di una storia artistica documentata e conservata, non semplicemente un oggetto isolato nello spazio urbano.
Tale continuità rafforza l’idea che ogni riflessione sulla collocazione o contestualizzazione del monumento debba tenere conto non soltanto del dibattito pubblico contemporaneo, ma anche del patrimonio artistico e relazionale che lo circonda.
Dal monumento alla migrazione: identità e stratificazione
Il dibattito statunitense su Colombo non riguarda soltanto il navigatore del XV secolo, ma il simbolo identitario che egli rappresenta per milioni di italo-americani.
Il Columbus Day nacque come strumento di riconoscimento e integrazione in un contesto di discriminazione. La figura di Colombo divenne simbolo di appartenenza e dignità civica.
Il progetto Reimagining Columbus non esclude tale dimensione; la inserisce in un dialogo più ampio che include le prospettive indigene e le riflessioni sulla colonizzazione.
Si passa così dal monumento come simbolo identitario esclusivo alla memoria come stratificazione di migrazioni, incontri, confronti e conflitti.
In questa prospettiva, la riflessione americana dialoga direttamente con il patrimonio culturale di Genova, protagonista di una lunga storia migratoria, oggi istituzionalizzata anche attraverso il Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana, ospitato all'interno della medioevale Commenda di San Giovanni di Prè.
Una grammatica della complessità
Reimagining Columbus dimostra che la gestione della memoria pubblica può trasformarsi da terreno di conflitto a spazio di elaborazione civica.
Se ne era già parlato in occasione del convegno Le identità di Cristoforo Colombo dell’11 ottobre 2021. L’iniziativa aveva incrociato il Columbus Day statunitense che viene “proclamato” dal Presidente degli Stati Uniti per il secondo lunedì del mese di ottobre. L’8 ottobre 2021 l’allora Presidente Biden aveva emesso per lo stesso giorno due “Presidential Proclamation”, quella per il Columbus Day e quella per l’Indigenous Peoples’ Day. L’affiancamento costituiva una decisione “salomonica” che non divideva ma raddoppiava. Ed era proprio nel raddoppio che risiedeva una grandissima opportunità da cogliere: all’affiancamento, al confronto pacato e moderato, ma soprattutto rigoroso e serio, al dialogo si deve guardare se si vuole circumnavigare la figura e la storia di Cristoforo Colombo in maniera innovativa e inclusiva.
La memoria non è un oggetto statico. È un processo. Il compito delle istituzioni culturali è fornire prospettive rigorosamente verificate, affinché il pubblico possa formarsi un’opinione informata. Non semplificare, non manipolare, non cancellare, non sostituire: organizzare la complessità.