Iconografia ottocentesca colombiana. Appunti per una ricerca nella pittura, nella ceramica e nella tarsia lignea savonese
Nata a Savona dove vive e lavora. Laureata in Pedagogia (22 novembre 1978) presso l’Ateneo genovese (con una tesi di laurea in sociologia della Pubblica Amministrazione); ha lavorato presso il Comune di Savona dal 1971 al 1994, con vari incarichi in alcuni settori del Comune (dall’Anagrafe alla Segreteria Generale), tra cui (dal 1982 al 1994) quello di Direttore della civica Pinacoteca e Museo del Comune di Savona.
Ha seguito il I corso di “Gestione delle attività artistiche e culturali” organizzato nel 1993 dalla S.D.A. Università Bocconi di Milano, nonché il corso della Regione Liguria per “Direttore di Biblioteca".
È perito ed esperto d’arte, iscritto dal 9 luglio 1997, presso la Camera di Commercio di Savona (n. 374).
Ha pubblicato alcuni testi dedicati alla storia della tarsia lignea in Savona dal 1500 al 1800 (Intarsiatori Savonesi dell’Ottocento e Ebanisti e Intarsiatori dell’Ottocento a Savona), nonché un saggio sul pittore Raffaello Resio (sec.XIX) e sull’iconografia di Papa Pio VII nelle arti savonesi, inoltre il libro Colombo e Savona nell’Ottocento “Antologia” di un legame umano e storico, con prefazione di Francesco Gallea, De Ferrari ed., Genova, 2003, terzo classificato al primo Concorso internazionale "Premio copertine" 2006.
Negli anni scolastici dal 2000 al 2010 ha insegnato “Beni Culturali di Savona e della Liguria”, tematica inserita nel piano di studio della “Terza Area” presso l’Istituto Statale “G. Mazzini” di Savona, sezione “Turismo”, classi IV e V. Dal mese di giugno 2003 ad oggi è Presidente pro tempore dell’Associazione Culturale “Renzo Aiolfi” no profit di Savona, associazione presente nel seno della Consulta Provinciale Femminile di Savona.
Il Presidente della Repubblica Italiana le ha conferito per meriti culturali l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana al N. 2372, Sez. V, in data 27 dicembre 2004. Nel 2020 ha conseguito il Premio Pozzo Garitta conferitole dal Comitato di Rigore Artistico di Albissola Marina, col patrocinio del Comune di Albissola Marina.
In molti discorsi ufficiali del secolo XIX si ricordava Savona per le “libere istituzioni, l’operosità civile ed economica” e per “i sommi uomini a’ quali fu patria, Cristoforo Colombo, Pubblio Elvio Pertinace Imperatore Romano …” . Altri rammentavano la floridezza del secolo XVI, quando anche “Domenico Colombo, padre del grande Cristoforo si trasferiva a Savona per esercitare l’arte dei fabbricanti di panni, e vi terminò la sua mortale carriera, mentre il figlio cavalcava quella della gloria sopra un Oceano mai solcato …”.
“La libertà Savonese, secondo l’On. Boselli, non fu infeconda per la grandezza d’Italia e per i fasti della civiltà. Accese dalla sua favilla, temprate nelle pie virtù, qui sentì per avventura Cristoforo Colombo le ispirazioni che gli rilevarono un nuovo mondo …”. In tale clima culturale ottocentesco, è naturale che alcuni artisti locali pensassero a Cristoforo Colombo quale soggetto dei loro lavori. Alcune di queste opere sono arrivate a noi ed è singolare notare un’iconografia colombiana un po’ diversa da quella più nota e legata soprattutto al ritratto di Colombo conservato a Como (già facente parte della nota collezione di Monsignor Giovio) che si può considerare quale “capostipite di un filone iconografico, assieme a quello conservato nel Municipio di Cogoleto” o il ritratto assai noto, conservato presso il Galata Museo del Mare di Genova, attribuito a Riolfo Ghirlandaio.
Carlo Giuseppe Ratti, figlio di Agostino, lasciava molte opere in Genova, tra cui (1780) quelle istoriate nel Palazzo Ducale: ricordiamo tra i grandi quadri, Colombo sbarcante in America. A Savona lavorò molto e nel trecentesco Palazzo Sansoni, in via Pia, eternò “i grandi ricordi e le glorie della sua patria”, tra cui, appunto, Colombo che scopre il Nuovo Mondo.
Questo tema in particolare sarà ripreso nel secolo XIX da Raffaello Resio che decora il “grandioso castello Migliardi nel borgo di Lavagnola con illustri personaggi savonesi (i Papi Della Rovere) e la glorificazione dell’impresa di Cristoforo Colombo”. Qui, seppure ci si possa rifare al Ratti nell’impianto generale della scena, si notano delle differenze nello stesso episodio: Colombo è identico a chi ha appena messo piede “sulla scoperta America, colle braccia protese e cogli occhi pur diritti nel cielo pare che tutto si raccolga nella Fede …”, ma diversa è la posizione dei “selvaggi” che il Resio rappresenta discosti nella lussureggiante selva, mentre guardano sorpresi Colombo che con le braccia alzate al cielo e con la spada levata è collocato al centro di un gruppo serrato di scudieri (tre inginocchiati), soldati, vessilli e lance. Quest’affresco, datato 1888, è firmato dall’Autore; molto vivace nei colori, dimostra la capacità del Resio di filtrare iconografie note con la sua fantasia e versatilità.
In un altro lavoro ritroviamo il gusto tipico ottocentesco nel ricordo della tradizione culturale della Città. Infatti, Lazzaro De Maestri pare, che intorno ai primi anni del Novecento, affrescasse L’Apoteosi di Savona nel salone del palazzo Viglienzoni, oggi sede della Presidenza delle Opere Sociali di Savona. Qui, la simbologia raffigura Savona che sotto la destra regge lo stemma della Città e ai suoi piedi è aperto un libro di foggia antica alla pagina recante i nomi dei suoi illustri figli, tra cui troviamo “Sisto IV, Giulio II, C. Colombo, A. Caboto, L. Pancaldo, G. Chiabrera”. Esiste anche una pergamena che reca la data 30 aprile 1902, forse il giorno della realizzazione dell’opera.
Domenico Buscaglia, affrescava nella sua villa (“La Madonnetta”, 1833) un soffitto con quattro busti di savonesi illustri in monocromia: Giulio II, C. Colombo, G. Chiabrera, L. Pancaldo. Esso rappresenta una rarità perché l’Autore si è cimentato pochissimo nella figura.
Sempre Raffaello Resio, nel 1899 circa, affrescava nel soffitto dell’ex Sala della Giunta del vecchio Municipio di Savona (Palazzo Gavotti) alcuni illustri savonesi: Giulio II, Cristoforo Colombo, Leon Pancaldo, Gabriello Chiabrera. Colombo è raffigurato a mezzo busto, rispecchiando la tradizione iconografica legata al suo ritratto conservato al Museo navale di Pegli, con l’epigrafe “… dell’oblio non teme”, tolta dalla canzone “A Savona” di Gabriello Chiabrera.
Il pittore Gaetano Borgo Caratti di Cuneo, nel 1853, eseguiva un grandioso sipario per il locale Teatro Chiabrera, distrutto nell’incendio del 19 aprile 1883, del quale abbiamo la sua descrizione: “Nel mezzo del quadro vedi Pindaro che introduce Chiabrera nel luogo … e nel primo piano del quadro vi si scorgono due figure rappresentanti la città di Savona che fa registrare alla Storia i nomi dei suoi grandi concittadini, Cristoforo Colombo e Gabriello Chiabrera …”. Anche la decorazione del Salone del Ridotto del Teatro Civico Chiabrera riprende il tema dei “concittadini famosi”; qui sono stati eseguiti otto medaglioni tondi tra cui quello con l’effige classica del Navigatore.
L’iconografia colombiana è stata anche il tema di alcune opere realizzate con la ceramica. I fratelli Quaglino e Tambuscio, “gli ultimi fabbricanti (in ceramica) che tennero alta la fama della nostra città”, durante l’Esposizione savonese del 1897, mostravano un monumento a Cristoforo Colombo “alto circa quattro metri, lavoro degno di una manifestazione nazionale …”, e già nel 1896 presentavano al concorso “Merito industriale”, posto in palio dal Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio un grande plateau su cui era dipinto in azzurro Cristoforo Colombo in Catene. Spiega il Noberasco: “Torno torno correva una deliziosa cornice in peluche granata, che, al destro lato, recava un gruppo allegorico, in alto rilievo, rappresentante l’epico travaglio del Ligure Immortale”.
Con la ceramica i Folco eseguirono opere aventi per tema Colombo. Ricordiamo che a Genova, nell’Esposizione Colombiana del 1892, “un grande vaso, a soggetto d’occasione, ebbe alta distinzione”. Antonio Folco, come rammenta Filippo Brunengo, adornava l’antica farmacia Ramorino con grandi anfore, di cui una, al centro, riprende in un tondo proprio l’effige di Colombo che si stacca dal blu cobalto intenso e molto lucente della decorazione della bellissima anfora, con manici a serpentelli.
Il secolo XIX ha visto rifiorire in Savona l’antica arte della tarsia lignea che ha avuto il suo momento di maggior fulgore nel secolo XVI quando i grandi artisti Anselmo De Fornari, Elia de Rocchi da Pavia e Gio Michele Pantaleoni realizzavano il superbo coro intarsiato dell’antichissima Cattedrale di S. Maria di Castello sul Priamar, poi distrutta. Il coro fu parzialmente salvato e ricollocato nella nuova Basilica, l’attuale, dove è possibile ammirarlo grazie al suo recente restauro. I fratelli Vincenzo e Tomaso Garassini erano, assieme a Giuseppe Bertolotto e Ignazio Scotto, i maggiori rappresentanti di questa “scuola” savonese. I Garassini (o Garassino) nel 1863 realizzavano un bel tavolo rettangolare (cm. 140 x 90 x 82) collocando all’interno una veduta di Savona, ripresa dalla collina dei Fulconi e alcuni ritratti di uomini illustri savonesi. Fra loro troviamo Cristoforo Colombo, mostrato a piena figura (cm. 12 x 18). Questo ritratto, molto intenso e curato, ci presenta un giovane Colombo dallo sguardo altero, deciso e fiero. Ha i capelli lunghi a sfiorare le spalle, abito ricco, dalla foggia spagnoleggiante, è decorato con una collana e con una cintura, è ripreso con un sapiente gioco di panneggiamento e di ombre. Nella mano destra stringe un cannocchiale e nell’altra, posta un po’ dietro al capo, forse tiene una mappa arrotolata: due “strumenti di lavoro” del Navigatore. In basso è scritto: C.ro COLOMBO.
Giuseppe Bertolotto partecipava all’Esposizione italo-americana di Genova del 1892 con un grande quadro in tarsia (e non un mobile) intitolato Colombo a Salamanca, per tale lavoro riceveva la medaglia di bronzo a dimostrazione della perizia dell’esecuzione.
Ignazio Scotto spesso riprendeva l’effige del Navigatore, come nel caso del tavolo quadrangolare in ebano con l’allegoria dell’Italia, con ai lati alcuni ritratti di uomini illustri italiani tra cui Colombo. Questo superbo lavoro era presentato all’Esposizione di Torino del 1884 e otteneva la medaglia d’oro.